Tracce possibili
Sin dalla scuola dell’infanzia si disegnano mele d’autunno.
La natura resta uno sfondo, fuori dall’aula in cui si è reclusi.
Così, anche a tavola, le mele sono tutte uguali e perfette, sbagliato è il frutto selvatico, quello ammaccato che cade sul prato.
Possediamo sensi straordinariamente affinati, eppure ci sfugge la pienezza del mondo che abbiamo attorno.
Le montagne, quasi sempre, sono relegate a semplice scenario — per lo sport, per lo svago.
Esplorare lo spazio in un prato storto offre un vantaggio enorme rispetto alle attività ripetitive rinchiuse in spazi di svago o sport strutturati: qui ci sono solo infinite tracce possibili da seguire.
Scarpate, cespugli, il bordo del torrente, erba bagnata e letame sono quanto di più distante dall’intrattenimento preconfezionato.
Qui ogni generazione, dall’infanzia all’adolescenza, può osservare, prevedere, osare, immaginare, ridere ed essere felice.


