Lasciare accadere

La formazione fuori sorprende e funziona quando è scelta, non imposta. Si svolge entro limiti chiari e confini dichiarati, ma resta irriducibilmente incerta, non può essere predeterminata, perché prende forma dall’iniziativa dei partecipanti e dalla variabilità degli ambienti naturali attraversati.

Si apre con un’impronta affidabile: un piccolo rito iniziale, informale ma non casuale. C’è la giusta tensione e quella sospensione che prepara a ciò che deve ancora accadere; un richiamo esplicito all’incolumità di ciascuno, attraverso l’intelligente cautela, fa da preludio a scelte che saranno sempre personali, mai prescritte.

Poi si lascia spazio all’attività fuori, perché l’esperienza è il mezzo, non il fine dell’apprendimento. Gli spazi naturali — gradevoli, potenti — amplificano le emozioni, attivano i sensi, sollecitano valori, predispongono all’ascolto.

Alla fine si restituisce. Si ripercorre l’accaduto, si intrecciano i pensieri, si mettono in parola le emozioni legate ai comportamenti agiti. I punti di vista si confrontano, i riscontri emergono. Come in un setaccio, restano gli effetti che l’esperienza ha davvero prodotto.

Poi ci si saluta. E ciò che conta, spesso, comincia dopo.